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NINO IL BUKOLICO.. osserva i fatti e le cose che accadono, ricorda e commenta.., con me all’ombra di una quercia secolare

Posted on the luglio 9th, 2011 under Politica by dsfrosinone

L’UOMO QUALUNQUE E’ IN MOVIMENTO…SI RICOLLOCA….SI RICICLA…CERCA UN NUOVO BERLUSCONI..
LA SINISTRA NON OFFRE UNA SPONDA SOLIDA E SICURA..

Questa mattina in giro per acquisti Nino incontra un vecchio conoscente, avaro e mercenario, che lo provoca vivacemente su:
che fà la sinistra per gli operai e i pensionati, voi comunisti pensate solo a voi stessi e a difendere quei pochi che vi circondano e che stanno bene….
Nino cerca di capire e fà qualche domanda per rendersi conto …dopo alcuni interrogativi sulla crisi, l’origine e le responsabilità…dice al suo interlocutore che anche lui elettore e sostenitore di Berlusconi è un potenziale corresponsabile…
polemiche e urla e dopo cinque minuti di confronto surriscaldato e acceso …l’interlocutore ha detto che lui non sostiene Berlusconi, perchè è di sinistra?
Nino ha sorriso e chiesto al suo conoscente di dire la sua collocazione politica, di partecipare ed esporsi altrimenti il confronto era inutile e monco e non aveva il diritto di parlare per il gusto di inveire….a quel punto sono partite le invettive: arrogante/i, avete rovinate l’Italia voi e i sindacati…e comunque Berlusconi è di sinistra perchè stava con Craxi…ed era protetto da quella parte politica.
Nino ha notato che i presenti, anziché osservare le posizioni qualunquiste hanno cominciato a criticare il PD, la SINISTRA i SINDACATI…ecc…

Amaramente gli sono tornati alla mente tutti gli atteggiamenti qualunquisti e opportunisti che nella sua vita ha incontrato …ha stretto le spalle ed ha pensato: anche stavolta gli opportunisti/affaristi/speculatori si riciclano fascismo..democrazia cristiana…forza italia…domani con un’altro nome?…quale il nuovo look?

Questo perchè i nostri dirigenti continuano a litigare e a difendere cose indifendibili…gli elettori e gli iscritti facciano qualcosa.

Se si esamina il PD di FR…dove le componenti litigano per difendere le sconfitte ( Provincia, Regione, Amministrative .. ..vedasi comuni come Cassino e Sora dove si fanno liste e alleanze che l’elettore ripudia e punisce votando altri )….. cosa succede si resta attaccati a strapuntini fissati sulla sabbia….il gruppo diririgente e gli eletti si preoccupano di perdere 4 preferenze per l’europa o la regione ?….che deve ancora accadere perchè gli incompetenti vadano a casa…visto che la pensione e la liquidazione l’hanno maturata….
…Eolo è capriccioso……

SOS – PANNELLI FOTOVOLTAICI – Non è tutto oro quello che luce

Posted on the febbraio 10th, 2011 under Politica by dsfrosinone

SOS
Non è tutto oro quello che luce

Sono una delle tante persone che ha scelto di produrre, in Giuliano di Roma, energia con pannelli fotovoltaico per una quantità minima di circa 3 chilowat.
Il fatto imprevedibile ed inquietante che intendo sottolineare riguarda il penalizzante rapporto che sto verificando sulla mia pelle con due importanti imprese del settore:

- Con Energesco l’accordo prevedeva che questa impresa avrebbe pagato attraverso una partita di giro, le rate del mutuo concesso da Fiditalia per la costruzione dell’impianto. In cambio ho delegato Energesco a riscuotere gli incentivi statali concessi per ogni chilowatt prodotto dal mio impianto.
Cosa sta succedendo ?
Le rate di novembre- dicembre- gennaio Energesco non me le ha rimborsate. La cosa più incomprensibile è che del fatto non ne sono stata informata e, cosa ancora più discutibile, negli uffici di Frosinone il telefono squilla, ma non risponde nessuno

- Oltre a questa situazione ne esiste un’altra legata al rapporto con il Gestore Servizi Energetici.
Attraverso questa impresa dovrei avere una piccolissima parte dell’incentivo statale che tocca al produttore.
Alla data di oggi le cose stanno cosi: dal luglio 2009 l’impianto è in attività ed ha prodotto 5400 chilowat. Solo dopo tredici mesi, e precisamente alla fine di agosto 2010, ho visto accreditare sul mio conto bancario la somma di 297 euro. Ma la cosa inaudita è costituita dal fatto che nel bonifico non viene indicato né l’oggetto, né a che titolo ho ricevuto tale somma. Da allora non ho ricevuto alcun ulteriore accredito mentre sembra che altri produttori nelle mie stesse condizioni abbiano ricevuto qualcosa.

La considerazione che faccio è: l’energia prodotta viene immessa in rete da 18 mesi, immediatamente è stata commercializzata, pronta a dare profitti, mentre al produttore non sono arrivati nemmeno le briciole.
Con grande sconforto dopo aver sentito tanto parlare di innovazione, competizione, modernità mi chiedo quale sarà il futuro dell’’Italia, quale sarà il suo destino se sul mercato vivono imprese che si comportano in un modo veramente discutibile ?

Fabi Lucia.
Ceccano 7 Febbraio 2011

Pagare 3750 euro o finire in prigione per aver difeso il posto di lavoro

Posted on the febbraio 10th, 2011 under Politica by dsfrosinone

Videocon senza prospettive e senza pace. Ora anche condanne e multe

di ignaziomazzoli
A ferragosto rimasero senza stipendio 1250 lavoratori della Videocon di Anagni. Poi l’Inps accreditò le mensilità di giugno agli operai che da quel mese erano senza stipendio. E’ una vergogna, si scrisse, abbandonati e dimenticati da tutti. “La colpa è di Governo e Regione Lazio che avrebbero dovuto emanare i decreti prima, e non in extremis”, si disse.

Finalmente dopo disattenzioni e rinvii arriva il 9 novembre 2010 per avviare la trattativa alla ricerca della riconversione dello stabilimento Videocon di Anagni. leggi tutto

La ditta, anni fa una era delle realtà più brillanti del mondo del lavoro ciociaro, da cinque anni è in uno stato di decadenza praticamente irreversibile. Ma, in quel nove novembre nulla di nuovo avvenne rispetto ai mesi precedenti. Alla presenza del sottosegretario Stefano Saglia il primo incontro vide la conferma dell’offerta della società slovacca SSIM di proprietà dell’imprenditore siriano Aksam Barakat. E, fu confermato anche l’interesse di una nuova cordata italiana, la Eracles, appositamente costituitasi per acquisire lo stabilimento di Frattarotonda.

Oggi, come si dice, arriva l’olio bollente sulle ferite o se si preferisce sul “cotto l’acqua bollente”. Vorremmo assistere ad un’indignazione generale. Non si può rispondere con una condanna a chi chiede solo di lavorare. Invece qui siamo di fronte a un decreto penale di condanna (n° 64/11 e n° 4147/10 del Gip, ndr) per blocco dell’autostrada del sole all’altezza del casello di Anagni il 20 ottorbre 2010. 22 operai imputati e chiamati a pagare 3750 euri ciascuno o dovranno finire in prigione per aver “provocato il blocco del traffico in entrambre le direzioni ed in particolare il blocco di un mezzo Cotral”. Molti di più, circa 700, erano stati i lavoratori scesi a protestare in autostrada. In totale i lavoratori in Cig sono ben 1400.

La data della protesta parla chiaro. Il gesto fu suggerito e determinato dall’esasperazione perchè non si riusciva ad ottenere l’incontro al Ministero della Attività produttive che doveva essere finalizzato alla ricerca di un acquirente imprenditore capace di riavviare la produzione della stabilimento di Anagni. Un gesto clamoroso per protestare contro una situazione di grave disagio sociale causato non certamente dai lavoratori.

Ora vengono colpiti operai in cassa integrazione: ognuno dovrebbe pagare 3750 euro al massimo entro 15 giorni. Ma dove li vanno a prendere questi disoccupati con le famiglie sopra le spalle?

Ci aspettiamo una presa di posizione delle forze politiche e delle istituzioni in molta parte responsabili del disastro che trascina nell’inferno della disoccupazione 1400 lavoratori.

In ogni caso sentiamo forte la responsabilità di dover fare quanto possibile per assicurare solidarietà a questi lavoratori ed alle loro famiglie. Dovremo saper parlare a tutti i cittadini della nostra provincia. Chi lotta per una causa giusta non deve restare solo. Mai.

Lettera a Silvio da sotto un albero

Posted on the dicembre 27th, 2010 under Politica by dsfrosinone

Ciao Silvio,

ti do del tu perché so che ti fa piacere… Senti ho due cose da dirti in tutta sincerità.

La prima è che tutte queste tue storie e storielle di scorrerie con giovani figliole, di festini e festoni, di avances, motti di spirito, dolcetti e scherzetti, di umiliazioni che a volte ti scappa di infliggere a questo o a quello mentre giochi, non mi hanno mai stupito né smosso di un millimetro. Ogni volta tanti cadono dalle nuvole con la bocca tonda, ooh!, anche ormai tanti tuoi amici colleghi e fan si atteggiano a indignati come se avessero ricevuto chissà quale rivelazione, così all’improvviso, dopo tutti questi anni che ti conoscono. Ma perché mai? Tutto quello che fai e che dici è sempre stato di una coerenza immacolata, in tutti questi anni. Sei stato coerente perfino con ciò che eri prima del ‘94. Hai la tua integrità, lineare al 100%. Quindi sei perfettamente prevedibile. Ed essendo del tutto prevedibile, in teoria non saresti per nulla pericoloso. Anzi penso che le tue intenzioni, sul tuo schermo interiore, ti appaiano oneste, chiare, o per lo meno di quell’acume a cui si perdona tutto. Dev’essere per questo che un bel po’ di gente, non incapace di intendere e di volere, crede insieme a te che le tue intenzioni siano oneste e chiare e acute.

La seconda cosa che ti voglio dire è che dalla mia posizione, qui dove mi vedi, sotto un albero, mi interessano pochissimo le tue questioni legali. Non saprei dire se e come hai violato la legge, se e come hai concusso o corrotto o malversato o chissà cos’altro, non ho informazioni sufficienti, non ho prove. Perciò non posso pronunciarmi, perché apparirei semplicemente pregiudiziale, e so troppo bene che coi pregiudizi si fanno pochi metri e si cade sotto uno coi pregiudizi più duri dei tuoi. Io sono solo un povero guaglione mortale che ha una testa limitata, una conoscenza limitata, e da queste poche basi deve spremere il succo per prendere buone decisioni per il futuro.

Perché allora le tue beghe giudiziarie e il tuo contegno non mi fanno né caldo né freddo, mi sono lontani, sono tra gli ultimi dei miei pensieri? Perché c’è qualcosa d’altro che sta a monte di tutto questo, degli scherzi e dei processi, delle offese e dei legittimi impedimenti. C’è una violazione primaria a monte di tutto, senza la quale non staremmo qui a rimirarci in questi specchietti per le allodole, non saremmo qui a perdere il nostro tempo migliore a discutere su falsi problemi, e non saremmo nel contorto, putrido stato dei fatti in cui ci troviamo. E’ su quella violazione a monte che bisogna lavorare, non si ottiene nulla ad accanirsi sui derivati.

Hai presente come funziona coi discorsi sulla libertà? Tu dici a me che sono libero perché lavoro, guadagno e posso comprarmi le cose che mi piacciono, comodità. Io dico a te che il mio lavoro è duro e malpagato, ci arrivo dopo ore di traffico insano, il mio capo mi uccide un po’ ogni giorno, e quando torno a casa dopo altri labirinti fumosi mi addormento davanti a una televisione vuota, come un moribondo. Tu mi parli del PIL che cresce, e pure poco; io ti parlo della felicità che svanisce, in fretta. Potremmo continuare all’infinito a rimpallarci dettagli pro e contro senza incontrarci mai, come fanno quegli sportivi nei talkshow. Il motivo è a monte: a monte, la parola libertà per noi due significa cose diverse, se non opposte. E non siamo capaci di dircelo apertamente. Oppure non lo facciamo credendo che non ci convenga. Così ognuno usa la parola libertà per seguitare il suo monologo, sperando sotto sotto che la catastrofe sia rimandata il più possibile.

La violazione a monte, Silvio, non è giuridica, e nemmeno morale. La questione è antropologica. Tu sei l’uomo sbagliato al posto sbagliato nell’epoca sbagliata. Già c’è molto che non va nella concentrazione di tutti quei soldi e tutto quel potere che hai, ma da quando hanno permesso che a questo si aggiungesse pure il governo della cosa pubblica abbiamo toccato il fondo.

Sì, sì lo so cosa stanno dicendo tutti adesso, anche i poveracci che sognano sotto la tua lucidissima scarpa. Ma lui se li è guadagnati quei soldi!, è stato bravo, si è fatto dal nulla. E poi dà lavoro a un sacco di gente, di padri e madri di famiglia. Il grande uomo d’affari – ripetono a pappagallo una lezione che nemmeno sanno da dove venga – è un nostro campione. Quindi va onorato e riverito.

Il fatto è, Silvio, che questo non è più vero. Non sono più questi gli esempi di cui abbiamo bisogno. Il mondo è cambiato, ha scoperto le gengive e le carie, i guasti causate da quelli come te. Sappiamo troppe cose ormai, e non si torna indietro. Sappiamo che si può trasformare la materia in energia, ma sappiamo dalla fisica che una parte di questa energia si degrada, si disperde, svanisce nell’aria e non possiamo più riutilizzarla. Materia, energia, dispersione, scarto. Ogni processo produttivo distrugge per sempre un po’ di materia e di energia che non torneranno più. Sappiamo che nel vasel picciolo dove stiamo tutti insieme la materia a disposizione per giocare è un tot, e dato che quelli come te la distruggono allegramente senza sosta, presto o tardi finirà. Specie se pensi che ad aver bisogno di alimenti, materia, energia, siamo sempre di più, di più, di più.

E’ termodinamica, Silvio, non si scappa. Sono regole di natura che valgono non solo nei laboratori o nella ionosfera o nelle nebulose cosmiche. Valgono qui sotto quest’albero, valgono nell’orto, valgono nella fabbrica, valgono nello studio del commercialista, valgono nel call center, valgono nella sala server refrigerata a suon di kilowatt, valgono per il ministro e valgono per l’ultimo portaborse, valgono naturalmente in Parlamento. E’ questo il mondo in cui viviamo noi, Silvio, ed è lo stesso stagno dove vivi tu e peschi troppi pesci. In questo mondo unico e limitato, chiunque abbia nelle sue disponibilità tantissimo denaro e risorse ce l’ha perché le ha sottratte agli altri. E’ termodinamica, Silvio, non si scappa. Nulla si crea dal nulla. Gli economisti che ci stanno portando alla rovina da un secolo ci hanno fatto credere che fosse possibile, che si potesse vivere bene di ingordigia e arrivismo, ma era solo una realtà virtuale immersiva, un trompe l’oeil dipinto sul paravento del potere. Era illusionismo, la madre di tutte le speculazioni e di tutte le bolle, una pura e semplice menzogna. Ora è scoperto il trucco. Ora siamo nel disinganno. Uno smisurato arricchimento è reso possibile solo da uno smisurato impoverimento altrui. E per succhiare a sé ricchezze così enormi si deve essere implacabili e imperiosi, chi lo sa meglio di te, si deve essere capaci di schiacciare e distruggere con protervia, con indifferenza, con un certo grado di inumanità. Niente filantropia, figuriamoci, niente discussioni, niente compassione, per anni, per decenni di divorazione continua. Sono pochi quelli che ci riescono, e sono come degli alieni tra gli uomini normali che vivono anche di cooperazione e compassione, sono alieni totalmente devoti alla propria mission. Tu ce l’hai fatta. Bravo.

Ma tu altro esempio non ci sai dare se l’unico gioco che hai giocato tutta la vita, quello dell’economia capitalista di vecchia razza che ha impoverito e depredato e portato questo unico mondo sulla soglia della disfatta totale. L’etica della tua razza parla solo di competizione aggressiva e massimo arraffo, di saccheggio e di dismisura, e soprattutto dell’appropriazione indebita di materia ed energia, di beni e di parole che erano di tutti e a un certo punto diventano proprietà di uno solo. Ricordo un caso emblematico: il nome del tuo primo partito, Forza Italia, un grido rubato alla bocca della gente e colonizzato senza complimenti. E’ questo il modo di fare di voi alieni. Tutto il resto, le prepotenze e le grossolanità, i denti luccicanti in pubblico e digrignati fuori onda, i lazzi offensivi, i modi da überparvenu, le simpaticherie terra terra, le politica delle televendite, il machismo, le mortificazioni scherzose e gli sfoggi di immoralità, non hanno niente di sorprendente come dicevo: sono parte integrante di quella subcultura che per sua indole disprezza e sfrutta i deboli, che siano le donne o i gay o quello che capita sottomano. Niente di ideologico, certo, ci mancherebbe! A chi serve l’ideologia? Non certo a chi ha così tanto denaro e potere. Chi ha così tanto denaro e potere è un generatore automatico di servi, di yesmen per i quali tutto quello che dici è splendido e infallibile, da difendere a spada tratta. E tu sei infatti il più grande generatore di servi che si sia mai visto da queste parti, un esercito di galoppini di ogni risma e professione curano i tuoi interessi e raccontano le tue favole come tu stesso meglio non faresti, moltiplicando le immagini del master in un labirinto di specchi tendenzialmente totalitario, come è ovviamente il pensiero di ogni grande uomo d’affari. La tua razza è così, chi la conosce non può cadere dalle nuvole. Infatti ci tengo a ribadire che la colpa non è tua, tu sei prevedibile, tu fai solo il tuo mestiere – come dicevano anche i nazisti a Norimberga. No, i veri responsabili di questa situazione contorta e putrida sono quei politici noti a tutti che dal 94 in poi hanno consentito e riconsentito e riconsentito che tu andassi a fare il tuo mestiere là dove mai e poi mai avresti potuto né dovuto: a sulla nostra testa, a gestire la cosa pubblica. Servi anche loro insieme agli altri. Servi per calcolo, è chiaro, ma sono stati un po’ ingenui e ora scoprono di aver fatto male i loro calcoli.

Insomma Silvio, la questione è antropologica perché dalla tua razza non possiamo più farci guidare. E questo è tutto quel che c’è da sapere per prendere le decisioni giuste. Perciò non mi interessa cosa c’è dietro le tue quinte e chi c’è sotto la scrivania.

D’ora in avanti ci incamminiamo in un mondo in cui, per amore o per forza, si gioirà o si soffrirà insieme. Le frontiere non si chiuderanno più. La fame non se ne starà confinata in un posto lontano, la fame verrà a trovarci qui. Sarà il mondo dell’ambiente a repentaglio, del petrolio e dell’uranio che finiscono, dei cereali costosi, del lavoro volatile, di una riorganizzazione generale. In questo mondo non ci serve l’esempio del campione arraffone, Silvio: ci affretta solo lo sbaraglio. Non ci serve più l’esempio del maschio alfa, della belva più feroce che fa il bottino più grosso. Quelli della tua razza blaterano di meritocrazia e di selezione del più forte, ma guarda che la meritocrazia non c’entra nulla con Darwin: le leggi di mutazione e sopravvivenza si applicano alla natura, non agli ordinamenti inventati dagli uomini. Troppo comodo! Noi non siamo natura, non lo siamo più da un bel pezzo, e anche per colpa di quelli come te. Da noi, quelli come te consumano le risorse più velocemente, fanno esplodere le differenze, pungolano i conflitti sociali e generano il famoso “clima di odio” con la loro aggressività ferina, e ci trascinano indietro, indietro, verso guerre arcaiche per il cibo e la terra. Vogliamo ricominciare da capo? E’ una possibilità concreta. Ma mi sa proprio che ci conviene di più seguire strade di compassione e cooperazione, che ci conviene di più seguire il percorso dell’uomo, con le sue difficoltà, piuttosto che quello della bestia. E la tua pedina, Silvio, purtroppo è sul tracciato della bestia.

http://lideolog.net/2010/11/16/lettera-a-silvio-da-sotto-un-albero/

SCUOLA PUBBLICA . I DIRITTI DEI GIOVANI

Posted on the dicembre 3rd, 2010 under Politica by dsfrosinone

L’Associazione Per L’Alternativa Di Centrosinistra

Organizza

Per il 10 dicembre 2010 alle ore 16,00 presso la Casa della Cultura in Frosinone via Ferrarelle (ex Mattatoio)

la seguente iniziativa

L’indirizzo del Futuro

è:

VIA DELLA SCUOLA PUBBLICA, N. 1
La scuola e la cultura fanno crescere la società,

con la partecipazione degli studenti,

dei lavoratori della scuola e delle famiglie.

Interverranno sindacalisti e lavoratori,

studenti e famiglie,

pedagogisti e neuroscenziati.

A sostegno di una istruzione per tutti e per tutte.

Gli studenti sul tetto che scotta

Posted on the novembre 30th, 2010 under Politica by dsfrosinone

di Odifreddi 30 nov 2010

La protesta studentesca infiamma l’Italia, e ci riporta con la memoria agli anni gloriosi del ‘68. Ben vengano le assemblee, i cortei, gli striscioni, le occupazioni, le proteste contro una riforma che, per il solo fatto di essere stata proposta da un ministro come la Gelmini, non può certo essere presa seriamente.

Anzi, mi stupisco che la Gelmini sia stata accettata seriamente come ministro, e che studenti e professori non abbiano fin da subito rifiutato di riconoscerle il ruolo che il suo curriculum (con e senza il prefisso) le aveva guadagnato. Non bisognava essere Sherlock Holmes per capire che una pivella di trentacinque anni, laureata in legge a Brescia e abilitata a Reggio Calabria, sfiduciata con un voto unanime e bipartisan come presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda per «manifesta incapacità», con un’esperienza parlamentare di due soli anni, poteva essere arrivata a far il ministro soltanto per motivi innominabili.

E’ un segno dei tempi e dei luoghi, cioè dell’Italia di oggi, che il Capo dello Stato non solo abbia accettato la nomina della Gelmini, cosí come della sua collega Carfagna, ma in seguito abbia trattato questi due cavalli di Caligola con rispetto «istituzionale», a volte addirittura elogiandone il lavoro, e legittimando in tal modo l’illegittimabile. Studenti e professori non avevano però obblighi di forma, e se si fossero tempestivamente rifiutati di riconoscere la Gelmini avrebbero potuto evitare di dover manifestare tardivamente contro la sua riforma.

Poichè io mi sono guadagnato un «lei fa schifo» in diretta tv dal ministro La Russa per aver detto queste cose il 1 ottobre 2009 a Porta a porta, credo di non poter essere sospettato di connivenza con la «signora-cavallo» se oggi manifesto un certo disagio nell’assistere a una protesta che accomuna studenti e professori, e se sospetto che i primi non abbiano ben capito che lo stato in cui versa l’università italiana dipende anche in buona parte dai secondi.

A me sembra che gli studenti dovrebbero richiedere a gran voce una riforma che tagliasse le teste dei baroni. Obbligasse i cattedrattici a un pensionamento a un’età equiparata a quella degli altri lavoratori. Risolvesse una parte dei problemi finanziari dell’università riassegnando i loro posti ai giovani ricercatori. Obbligasse i professori rimasti a sottostare a periodici e draconiani giudizi di efficienza e produttività. E rivedesse retroattivamente i criteri coi quali quei professori sono arrivati ad esserlo, eventualmente radiando i tanti che sono stati promossi per puro «demerito»: cioè, per nepotismo o per favoritismo.

Immaginare che una qualsiasi riforma dell’università possa avere successo senza intervenire radicalmente sui rapporti di forza esistenti, è analogo a pretendere di risanare un cesto di mele senza voler togliere quelle marce. O a sperare di poter sanare un organismo malato di cancro senza voler rimuovere quest’ultimo, col bisturi o con le terapie d’urto.

Le rivoluzioni non si fanno in maniera indolore, e le manifestazioni che uniscono ecumenicamente oppressi e oppressori sono sospette di manipolazione dei primi da parte dei secondi. Invece di accogliere baroni e politici sui tetti e sui monumenti dai quali manifestano, gli studenti dovrebbero inziare a buttarceli giù, insieme con la Gelmini. In maniera metaforica, è chiaro, ma non per questo meno concreta ed efficace.

Maroni’s List Dell’Utri, Fondi, scudo Ecco la lista giusta

Posted on the novembre 22nd, 2010 under Politica by dsfrosinone

Il tempo di lettura di questo articolo sarà forse meno di tre minuti, quantine impiegherà stasera il ministro Maroni a leggere la sua lista di cose fatte. Quella che segue è una timida controlista, un elenco di ombre e cose non fatte o fatte male che il ministro stasera non menzionerà.

1) Le anomalie nel comune di Fondi (Latina) Il comune di Fondi, uno dei primi misteri del ministro della legalità e delle polizie ma non più dei servizi segreti. Tra il 2008e il 2009la Direzione investigativa antimafia aveva arrestato e indagato due clan di ’ndrangheta e camorra con l’accusa di essersi infiltrati nel tessuto economico e politico della cittadina del basso Lazio e di condizionare il Mof, uno più grossi mercati ortofrutticoli del Mediterraneo. Fu avviata la commissione di accesso e il prefetto di Latina, in due riprese, scrisse e motivò la necessità di sciogliere quel comune. In un primo momento anche Maroni sembrava d’accordo. Poi, improvvisamente, a cavallo di Ferragosto 2009 la retromarcia: il comune di Fondinon sarà sciolto. L’agropontino non ha un problema di mafia. Il risultato è che è diventato sindaco uno degli amministratori indagati nelle inchieste dell’antimafia.
2) L’autoriciclaggio non è punito Nel Piano straordinario dell’antimafia, la cui lucida brochure il ministro porta sempre con sé nei salotti tv, è una somma di norme la maggior parte delle quali proposte dalle opposizioni. E fin qui niente da dire, basterebbe ricordarlo. Il punto è che in quel pacchetto manca la normapiù importante sempre ostacolata da Maroni e dal governo: non è punito l’autoriciclaggio. Il risultato è che il boss indagato per narcotraffico o416 bispuòtranquillamente e in prima persona riciclare i soldi guadagnati in modo illecito.

3) Lo scudo fiscale e i soldi sporchi Il ministro Maroni ha fortissimamente voluto e votato lo scudo fiscale. Ha permesso che tornassero in Italia in modo lecito e del tutto ripuliti qualcosa come 105 miliardi di euro illecitamente esportati.

4) In senato spieghi i voti di Dell’Utri e di Totò Cuffaro Il ministro, e il suo partito bandiera della legalità, al Senato prendono la maggioranza grazie anche ai voti di politici condannati in appello per mafia. Due nomi per tutti: Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri.

5) Il taglio dei fondi alle forze dell’ordine Polizia e carabinieri stanno ottenendo risultati straordinari, sono loro e la magistratura che fanno le indagini ed eseguono gli arresti. Il tutto nonostante il taglio di oltre due miliardi di euro nel biennio 2009-2010 che significa, ad esempio, volanti senza benzina, agenti delle squadre mobili costretti a lavorare in uffici senza riscaldamento o carta igienica e straordinari maipagati. Maroni ha sempre sventolato il miraggio del Fug, il Fondo unico della giustizia dove finiscono i beni confiscati alle mafie e poi ridistribuiti alle forze dell’ordine per compensare i tagli in finanziaria. Bene: finora non s’è visto un euro. Lo stesso ministro ha ammesso di recente che “solo nel 2011 saranno distribuiti 79 milioni di euro”. Rispetto ai due miliardi tagliati…

6) La sanatoria per gli immigrati che ha lasciato fuori gli onesti La sanatoria per gli immigrati ha lasciato fuori gli onesti, chi magari ha avuto un contratto di lavoro per anni ma in quel mese, al momento del rinnovo, non più. E estromette dall’Italia a 18 anni gli immigrati figli di genitori senza la carta di soggiorno che vale dieci anni. Si tratta di migliaia e migliaia di persone per bene. Il delinquente resta e ha trovato il modo di comprare un permesso falso.

7) Su Ruby, nessuna critica alla Questura Il ministro Maroni ha ammesso, davanti a Camerae Senato, le interferenze e le bugie del Presidente del Consiglio sui vertici della questura di Milano per il caso Ruby. Ma non le ha mai criticate.

8) In Lombardia avvii gli Accessi per i comuni infiltrati In Lombardia ci sono otto comuni, due amministrazioni provinciali e la Regione coinvolte in indagini dell’antimafia. Sono almeno quindici gli amministratori i cui nomi figurano agli atti delle inchieste sugli affari della ’ndrangheta al nord, quattro sono leghisti, gli altri Pdl. Perché il ministro non avvia gli Accessi in quelle amministrazioni per valutare il rischio di infiltrazioni mafiose?

9) Chi ha ordinato le cariche a Brescia e Terzigno? Chiha ordinato le cariche a Brescia tra le persone che simpatizzavano per gli immigrati sulla gru?E chi quelle a Terzigno dove la gente non voleva che i camion svuotassero ancora in quella discarica che infatti è stata chiusa?

10) Zitto sullo scontro a fuoco dei libici Il ministro Maroni non ha diffidato la Libia di Gheddafi dopo che la motovedetta libica ha sparato contro un nostro peschereccio. Ci facciamo sparare addosso e stiamo zitti.
di Claudia Fusani
22 novembre 2010

L’eclissi lenta e silenziosa degli imprenditori italiani

Posted on the novembre 22nd, 2010 under Politica by dsfrosinone

Una settimana fa, l’imprenditore veneto Santo Sergio Merlo – sposato e padre di due figli – si è tolto la vita a 71 anni gettandosi nel canale Bretella. Dopo 38 anni, lo scorso giugno la sua fabbrica di doposci che a Caerano (Treviso) dava lavoro a 10 persone aveva chiuso dichiarando il fallimento perchè i clienti non pagavano (aspettava un credito di 1 milione di euro) e la concorrenza cinese era troppo forte. Come ha ricordato Alessandro Longo su Repubblica, Santo è il ventunesimo titolare di azienda e lavoratore che si è tolto la vita dal 2008 nell’ ex felice Nord Est.

FR CONGRESSO PD: PARTITO o somma COMITATI ELETTORALI

Posted on the novembre 21st, 2010 under Politica by dsfrosinone

IL CENTROSINISTRA E IL PD DI FRONTE ALLA CRISI

Il quadro complessivo della crisi politica del nostro paese, PDL PD sinistra .. non è altro che l’espressione politica della crisi economica, culturale e sociale che colpisce la società del nostro paese ( giovani donne precari lavoratori…)….l’anarchia e le contraddizioni del mercato, libero, globale, senza controlli, che determinano ancora oggi processi di sviluppo ineguale tra stati e nazioni a livello mondiale.
Provocando una distinzione tra paesi in discesa ( o peggio in caduta libera ) da quelli in via di sviluppo con una forte crescita P.I.L come la Cina..
In questo contesto la sinistra parla di tutto fuorché di un programma, di un progetto da sottoporre al vaglio di quella fascia sociale cui il PD dovrebbe fare riferimento, anche per aprire un dibattito concreto sulla stessa idea di società che ha in mente, che vuole costruire in alternativa a questa..
Invece si parla soltanto di alleanze ( che non si concretizzano ), di primarie all’americana ( che si perdono ), di qualche debole contenuto programmatico ( che nessuno capisce).
Abbagliati da una febbrile corsa e preoccupazione per le primarie, si propongono comitati elettorali pro ( ?) pro (?) pro di qualcun altro, ecc…. e il partito langue, è assente e ne risente il confronto.
Tutti dimenticano che oggi che ci sentiamo sempre più disarmati e schiacciati dall’opprimente potere economico, politico e ideologico delle forze dominante, che controlla tutto: informazione, scuola, pubblicità..e il cittadino è privo di ogni difesa.

Il centrosinistra perde pezzi e consensi sia sul piano elettorale, sia sul piano organizzativo ..e
non si rende conto che in questo modo si allontana ulteriormente dalla propria base politica, la quale senza alternativa, sfiduciata, isolata e impotente, alimenta l’astensionismo elettorale nel nostro paese.
Non bastano le enunciazioni in difesa dell’occupazione, del reddito, della scuola pubblica..ma occorre ben altro, prendere di petto questioni fondamentali, quali: dignità, identità, lavoro, una prospettiva, un sogno per cui valga la pena di lottare e impegnarsi.
Il riformismo di cui si parla, in una frenetica corsa competitiva, non si capisce. Le proposte troppo simili a quelle avanzate dalla destra non coinvolgono, allontanano. Danno l’impressione che si lavori soltanto per la propria sopravvivenza e per la propria riproduzione.
Senza l’elaborazione di una linea politica alternativa, che coinvolga le forze disponibili non si vince anzi si fa il gioco del PDL e della Lega.
Non è un caso, che in questo contesto, nelle varie assemblee di Comunione e Liberazione, della Lega Nord, della Confindustria, ecc … che si sono svolte recentemente, Tremonti (ben cosciente della crisi organica che investe tutta la sinistra) si è permesso di fare quelle gravi dichiarazioni sui diritti dei lavoratori dicendo che “…non è il mondo che deve adeguarsi all’Europa, ma è l’Europa che deve adeguarsi al mondo…” riferendosi chiaramente alle condizioni di lavoro senza diritti sociali, sindacali e politici tanto auspicate da Marchionne; e ancor peggio, ha poi affermato che l’Italia non può permettersi i costi della legge 626 sulla sicurezza sul lavoro che, quindi, andrebbe rimossa.
Affermazioni possibili per la frantumazione e la divisione della sinistra e del PD che non passano in parlamento per ragioni di numeri ..ma quello che è più grave non passano nella società, nonostante tutto il consenso resta a destra, anche se lavorano contro la nostra provincia ( vedi sanità, occupazione..)., perché le nostre proposte non sono condivise?
Conseguenza, la sinistra è del tutto impreparata ad affrontare eventuali elezioni anticipate perché, se cadrà il governo non saranno state determinanti le lotte o la capacità della sinistra di mobilitare i lavoratori, i giovani, le donne, ma soltanto le contraddizioni e gli irrimediabili dissidi interni della maggioranza.
Nonostante questa evidente realtà a sinistra c’è chi all’insegna di illusori slogan sui “nuovi modi di far politica”,
pensa soltanto di costituire, appunto, comitati elettorali che ruotano intorno a questo o a quell’altro
dirigente politico, anziché pensare a far crescere il consenso intorno a “un’idea” ( un pecorso chiaro su cui riconoscersi ) sostenuta da un’organizzazione viva e dinamica.
È proprio da tutta questa situazione politica che nasce l’insostituibile necessità di rafforzare e coordinare la
presenza e l’azione congiunta di tutte le forze progressiste e del lavoro, sulle quali grava un dovere improcrastinabile che è quello di liberare il Paese da questo governo e da questa maggioranza che lo stanno portando alla deriva economica e sociale.

REGIONE. Gruppo FdS presenta proposta di legge su delocalizzazioni

Posted on the novembre 18th, 2010 under Politica by dsfrosinone

REGIONE. Gruppo FdS presenta proposta di legge su delocalizzazioni
Giovedì 18 Novembre 2010 16:12

“Depositata oggi una proposta di legge sulle norme in materia di delocalizzazioni, incentivi alle imprese, contratti di responsabilità sociale e sviluppo dell’autoimprenditorialità collettiva. L’obiettivo è quello di mettere al centro dello sviluppo economico regionale gli interessi dei nostri cittadini, che è poi l’unica strada seria per uscire dalla crisi”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta i consiglieri della Federazione della Sinistra alla Regione Lazio, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile.

“Bisogna –proseguono- rivedere i rapporti che finora hanno regolato i flussi di risorse dal pubblico al privato. Basterebbe sottoporre ad un’attenta verifica l’uso che le imprese hanno fatto dei numerosissimi incentivi e finanziamenti pubblici, non vincolati e ricevuti in abbondanza in questi ultimi anni, per arrivare alla conclusione che livelli occupazionali, salariali e la stessa sicurezza sul lavoro hanno tratto scarsi benefici da tali provvedimenti”.

“Nel Lazio – continuano- il rischio è che rimanga vigente un sistema di “assistenza” alle imprese non sempre coincidente con l’interesse della collettività. Un esempio eclatante dell’assurdità della pratica instaurata è il fenomeno delle delocalizzazioni. Lo spostamento di attività produttive alla ricerca di manodopera a basso costo e disponibile a maggiori tassi di sfruttamento, sebbene legato alle leggi del mercato, non solo non è eticamente difendibile, ma ha prodotto un impoverimento ed un arretramento nell’economia del territorio”.

“Con questa proposta di legge –dichiarano i consiglieri- chiediamo di disciplinare le modalità per il riconoscimento e la quantificazione dei contributi e finanziamenti regionali alle imprese presenti sul territorio, definendo, oltre alla progressività degli stessi in conformità a criteri che tengano conto dell’agire sociale, meccanismi utili a contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni produttive”.

“La proposta, inoltre, -concludono Peduzzi e Nobile- intende sostenere ed incentivare forme di auto imprenditorialità collettiva che possono rappresentare un percorso innovativo per la difesa dell’occupazione e per garantire la continuità produttiva in realtà destinate alla chiusura”.